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Nuovo Codice Disciplinare

NUOVO CODICE
DISCIPLINARE
AGGIORNATO AL CCNL 11 4 2008
Parte I
Art. 23 CCNL 6.7.1995 - Obblighi del dipendente
1. Il dipendente conforma la sua condotta al dovere costituzionale di servire la Repubblica con
impegno e responsabilità e di rispettare i principi di buon andamento e imparzialità dell’attività
amministrativa, anteponendo il rispetto della legge e l’interesse pubblico agli interessi privati propri
ed altrui. Il dipendente adegua altresì il proprio comportamento ai principi riguardanti il rapporto di
lavoro contenuti nel codice di condotta allegato (v. Parte IV).
2. Il dipendente si comporta in modo tale da favorire l’instaurazione di rapporti di fiducia e
collaborazione tra l’Amministrazione e i cittadini.
3. In tale specifico contesto, tenuto conto dell’esigenza di garantire la migliore qualità del servizio,
il dipendente deve in particolare:
a) collaborare con diligenza, osservando le norme del presente contratto, le disposizioni per
l’esecuzione e la disciplina del lavoro impartite dall’Amministrazione anche in relazione alle
norme vigenti in materia di sicurezza e di ambiente di lavoro;
b) rispettare il segreto d’ufficio nei casi e nei modi previsti dalle norme dei singoli
ordinamenti ai sensi dell’ art. 24 L. 7 agosto 1990 n. 241;
c) non utilizzare a fini privati le informazioni di cui disponga per ragioni d’ufficio;
d) nei rapporti con il cittadino, fornire tutte le informazioni cui abbia titolo, nel rispetto delle
disposizioni in materia di trasparenza e di accesso all’attività amministrativa previste dalla
legge 7 agosto 1990 n. 241, dai regolamenti attuativi della stessa vigenti nell’amministrazione
nonché attuare le disposizioni dell’amministrazione in ordine al DPR del 28 dicembre
2000 n. 445 in tema di autocertificazione;
e) rispettare l’orario di lavoro, adempiere alle formalità previste per la rilevazione delle
presenze e non assentarsi dal luogo di lavoro senza l’autorizzazione del dirigente del servizio;
f) durante l’orario di lavoro, mantenere nei rapporti interpersonali e con gli utenti condotta
uniformata a principi di correttezza ed astenersi da comportamenti lesivi della dignità della
persona;
g) non attendere ad occupazioni estranee al servizio e ad attività che ritardino il recupero
psico-fisico in periodo di malattia od infortunio;
h) eseguire le disposizioni inerenti l’espletamento delle proprie funzioni o mansioni che gli
siano impartiti dai superiori. Se ritiene che l’ordine sia palesemente illegittimo, il dipendente
deve farne rimostranza a chi l’ha impartito, dichiarandone le ragioni; se l’ordine è rinnovato
per iscritto ha il dovere di darvi esecuzione. Il dipendente non deve, comunque, eseguire
l’ordine quando l’atto sia vietato dalla legge penale o costituisca illecito amministrativo;
i)vigilare sul corretto espletamento dell’attività del personale sottordinato ove tale compito
rientri nelle proprie responsabilità;
j) avere cura dei locali, mobili, oggetti, macchinari, attrezzi, strumenti ed automezzi a lui
affidati;
k) non valersi di quanto è di proprietà dell’Amministrazione per ragioni che non siano di
servizio;
l) non chiedere nè accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità in connessione
con la prestazione lavorativa;
m) osservare scrupolosamente le disposizioni che regolano l’accesso ai locali
dell’Amministrazione da parte del personale e non introdurre, salvo che non siano
debitamente autorizzate, persone estranee all’amministrazione stessa in locali non aperti al
pubblico;
n) comunicare all’Amministrazione la propria residenza e, ove non coincidente, la dimora
temporanea, nonché ogni successivo mutamento delle stesse;
o) in caso di malattia, dare tempestivo avviso all’ufficio di appartenenza, salvo comprovato
impedimento;
p) astenersi dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere
direttamente o indirettamente interessi finanziari o non finanziari propri o di suoi parenti entro
il quarto grado o conviventi.
Parte II
Art. 24 CCNL 6.7.1995 - Sanzioni e procedure disciplinari
1. Le violazioni, da parte dei lavoratori, degli obblighi disciplinati nell’art. 23 danno luogo, secondo
la gravità dell’infrazione, previo procedimento disciplinare, all’applicazione delle seguenti sanzioni
disciplinari:
a) rimprovero verbale;
b) rimprovero scritto (censura);
c) multa di importo fino ad un massimo di 4 ore di retribuzione;
d) sospensione dal servizio e dalla retribuzione fino a un massimo di dieci giorni;
e) sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da 11 giorni fino ad un massimo
di sei mesi;
f) licenziamento con preavviso;
g) licenziamento senza preavviso.
2. L’ente, salvo il caso del rimprovero verbale, non può adottare alcun provvedimento disciplinare
nei confronti del dipendente, senza previa contestazione scritta dell’addebito e senza
averlo sentito a sua difesa con l’eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante
dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato. La contestazione
deve essere effettuata tempestivamente e comunque nel termine di 20 giorni che decorrono:
a) dal momento in cui il responsabile della struttura in cui il dipendente lavora ha avuto conoscenza
del fatto;
b) dal momento in cui l’ufficio competente per i procedimenti disciplinari, su segnalazione del
responsabile della struttura in cui il dipendente lavora, ha avuto conoscenza del fatto comportante
la applicazione di sanzioni più gravi del rimprovero verbale e di quello scritto.
3. La convocazione scritta per la difesa non può avvenire prima che siano trascorsi cinque giorni
lavorativi dalla contestazione del fatto che vi ha dato causa. Trascorsi inutilmente 15 giorni
dalla convocazione per la difesa del dipendente, la sanzione viene applicata nei successivi 15 giorni.
4. Nel caso in cui, ai sensi dell’ art. 55 del D.Lgs. n. 165/2001 la sanzione da comminare non sia di
sua competenza, il responsabile della struttura in cui il dipendente lavora, ai fini del comma 2,
segnala entro 10 giorni, all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari, ai sensi del comma 4
dell’art. 55 citato, i fatti da contestare al dipendente per l’istruzione del procedimento. In caso di
mancata comunicazione nel termine predetto si darà corso all’accertamento della responsabilità del
soggetto tenuto alla comunicazione.
4-bis. Qualora, anche nel corso del procedimento, già avviato con la contestazione, emerga che la
sanzione da applicare non sia di spettanza del responsabile della struttura in cui il dipendente
lavora, questi, entro 5 giorni, trasmette tutti gli atti all’ufficio competente per i procedimenti
disciplinari, dandone contestuale comunicazione all’interessato. Il procedimento prosegue
senza soluzione di continuità presso quest’ultimo ufficio, senza ripetere la contestazione scritta
dell’addebito.
5. Al dipendente o, su espressa delega al suo difensore, è consentito l’accesso a tutti gli atti istruttori
riguardanti il procedimento a suo carico.
6. Il procedimento disciplinare deve concludersi entro 120 giorni dalla data della contestazione
d’addebito. Qualora non sia stato portato a termine entro tale data, il procedimento si estingue.
7. L’ufficio competente per i procedimenti disciplinari, sulla base degli accertamenti effettuati e
delle giustificazioni addotte dal dipendente, irroga la sanzione applicabile tra quelle indicate
nell’ art. 25, nel rispetto dei principi e criteri di cui al comma 1 dello stesso art. 25, anche per le
infrazioni di cui al comma 7, lett. c). Quando il medesimo ufficio ritenga che non vi sia luogo a
procedere disciplinarmente dispone la chiusura del procedimento, dandone comunicazione
all’interessato.
8. Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro
applicazione.
9. I provvedimenti di cui al comma 1 non sollevano il lavoratore dalle eventuali responsabilità di
altro genere nelle quali egli sia incorso.
9-bis. Con riferimento al presente articolo sono da intendersi perentori il termine iniziale e quello
finale del procedimento disciplinare. Nelle fasi intermedie i termini ivi previsti saranno comunque
applicati nel rispetto dei principi di tempestività ed immediatezza, che consentano la certezza delle
situazioni giuridiche.
10. Per quanto non previsto dalla presente disposizione si rinvia all’art. 59 del decreto legislativo n.
29/1993, in particolare per quanto concerne la costituzione di collegi arbitrali unici per più
amministrazioni omogenee o affini, mediante convenzione tra enti.
Parte III
Art. 3 CCNL 11.4.2008 - Codice Disciplinare
1. Nel rispetto del principio di gradualità e proporzionalità delle sanzioni in relazione alla gravità
della mancanza, e in conformità a quanto previsto dall’art. 55 del D.Lgs. n. 165 del 2001 e
successive modificazioni ed integrazioni, il tipo e l’entità di ciascuna delle sanzioni sono
determinati in relazione ai seguenti criteri generali:
a) intenzionalità del comportamento, grado di negligenza, imprudenza o imperizia
dimostrate, tenuto conto anche della prevedibilità dell’evento;
b) rilevanza degli obblighi violati;
c) responsabilità connesse alla posizione di lavoro occupata dal dipendente;
d) grado di danno o di pericolo causato all’ente, agli utenti o a terzi ovvero al disservizio
determinatosi;
e) sussistenza di circostanze aggravanti o attenuanti, con particolare riguardo al
comportamento del lavoratore, ai precedenti disciplinari nell’ambito del biennio previsto
dalla legge, al comportamento verso gli utenti;
f) al concorso nella mancanza di più lavoratori in accordo tra di loro.
2. La recidiva nelle mancanze previste ai commi 4, 5 e 6, già sanzionate nel biennio di riferimento,
comporta una sanzione di maggiore gravità tra quelle previste nell’ambito dei medesimi
commi.
3. Al dipendente responsabile di più mancanze compiute con unica azione od omissione o con più
azioni od omissioni tra loro collegate ed accertate con un unico procedimento, è applicabile
la sanzione prevista per la mancanza più grave se le suddette infrazioni sono punite con sanzioni di
diversa gravità.
4. La sanzione disciplinare dal minimo del rimprovero verbale o scritto al massimo della multa di
importo pari a 4 ore di retribuzione si applica, graduando l’entità delle sanzioni in relazione
ai criteri del comma 1, per:
a) inosservanza delle disposizioni di servizio, anche in tema di assenze per malattia, nonché
dell’orario di lavoro;
b) condotta non conforme ai principi di correttezza verso superiori o altri dipendenti o nei
confronti del pubblico;
c) negligenza nell’esecuzione dei compiti assegnati, nella cura dei locali e dei beni mobili o
strumenti a lui affi dati o sui quali, in relazione alle sue responsabilità, debba espletare
attività di custodia o vigilanza;
d) inosservanza degli obblighi in materia di prevenzione degli infortuni e di sicurezza sul
lavoro ove non ne sia derivato danno o disservizio;
e) rifiuto di assoggettarsi a visite personali disposte a tutela del patrimonio dell’ente, nel
rispetto di quanto previsto dall’art. 6 della legge 20 maggio 1970 n. 300;
f) insufficiente rendimento, rispetto ai carichi di lavoro e, comunque, nell’assolvimento dei
compiti assegnati.
L’importo delle ritenute per multa sarà introitato dal bilancio dell’ente e destinato ad attività
sociali a favore dei dipendenti.
5. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino ad
un massimo di 10 giorni si applica, graduando l’entità della sanzione in relazione ai criteri
di cui al comma 1, per:
a) recidiva nelle mancanze previste dal comma 4, che abbiano comportato l’applicazione del
massimo della multa;
b) particolare gravità delle mancanze previste al comma 4;
c) assenza ingiustificata dal servizio fino a 10 giorni o arbitrario abbandono dello stesso; in
tali ipotesi l’entità della sanzione è determinata in relazione alla durata dell’assenza o
dell’abbandono
del servizio, al disservizio determinatosi, alla gravità della violazione degli obblighi del
dipendente, agli eventuali danni causati all’ente, agli utenti o ai terzi;
d) ingiustificato ritardo, non superiore a 10 giorni, a trasferirsi nella sede assegnata dai
superiori;
e) svolgimento di attività che ritardino il recupero psico-fisico durante lo stato di malattia o
di infortunio;
f) testimonianza falsa o reticente in procedimenti disciplinari o rifiuto della stessa;
g) comportamenti minacciosi, gravemente ingiuriosi, calunniosi o diffamatori nei confronti
di altri dipendenti o degli utenti o di terzi;
h) alterchi negli ambienti di lavoro, anche con utenti o terzi;
i) manifestazioni ingiuriose nei confronti dell’ente, salvo che siano espressione della libertà
di pensiero, ai sensi dell’art.1 della legge n.300 del 1970;
j) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, lesivi della dignità della
persona;
k) violazione di obblighi di comportamento non ricompresi specificatamente nelle lettere
precedenti, da cui sia derivato disservizio ovvero danno o pericolo all’ente, agli utenti o ai
terzi;
l) sistematici e reiterati atti o comportamenti aggressivi, ostili e denigratori che assumano
forme di violenza morale o di persecuzione psicologica nei confronti di un altro dipendente.
6. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da 11
giorni fino ad un massimo di 6 mesi si applica per:
a) recidiva nel biennio delle mancanze previste nel comma precedente quando sia stata
comminata la sanzione massima oppure quando le mancanze previste al comma 5 presentino
caratteri di particolare gravità;
b) assenza ingiustificata ed arbitraria dal servizio per un numero di giorni superiore a quello
indicato nella lett. c) del comma 5 e fino ad un massimo di 15;
c) occultamento, da parte del responsabile della custodia, del controllo o della vigilanza, di
fatti e circostanze relativi ad illecito uso, manomissione, distrazione o sottrazione di somme
o beni di pertinenza dell’ente o ad esso affidati;
d) persistente insufficiente rendimento o fatti, colposi o dolosi, che dimostrino grave
incapacità ad adempiere adeguatamente agli obblighi di servizio;
e) esercizio, attraverso sistematici e reiterati atti e comportamenti aggressivi ostili e
denigratori, di forme di violenza morale o di persecuzione psicologica nei confronti di un
altro dipendente al fine di procurargli un danno in ambito lavorativo o addirittura di
escluderlo dal contesto lavorativo;
f) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, di particolare gravità che siano
lesivi della dignità della persona;
g) fatti e comportamenti tesi all’elusione dei sistemi di rilevamento elettronici della presenza
e dell’orario o manomissione dei fogli di presenza o delle risultanze anche cartacee degli
stessi. Tale sanzione si applica anche nei confronti di chi avalli, aiuti o permetta tali atti o
comportamenti;
h) alterchi di particolare gravità con vie di fatto negli ambienti di lavoro, anche con utenti;
i) qualsiasi comportamento da cui sia derivato danno grave all’ente o a terzi.
Nella sospensione dal servizio prevista dal presente comma, il dipendente è privato della
retribuzione fino al decimo giorno mentre, a decorrere dall’undicesimo, viene corrisposta
allo
stesso una indennità pari al 50% della retribuzione indicata all’art. 52, comma 2, lett. b)
(retribuzione base mensile) del CCNL del 14.9.2000 nonché gli assegni del nucleo familiare
ove spettanti. Il periodo di sospensione non è, in ogni caso, computabile ai fini dell’anzianità
di servizio.
7. La sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso si applica per:
a) recidiva plurima, almeno tre volte nell’anno, nelle mancanze previste ai commi 5 e 6,
anche se di diversa natura, o recidiva, nel biennio, in una mancanza tra quelle previste nei
medesimi commi, che abbia comportato l’applicazione della sanzione massima di 6 mesi di
sospensione dal servizio e dalla retribuzione, fatto salvo quanto previsto al successivo
comma 8, lett. a);
b) recidiva nell’infrazione di cui al comma 6, lettera c);
c) ingiustifi cato rifi uto del trasferimento disposto dall’ente per riconosciute e motivate
esigenze di servizio nel rispetto delle vigenti procedure, adottate nel rispetto dei modelli di
relazioni sindacali previsti, in relazione alla tipologia di mobilità attivata;
d) mancata ripresa del servizio nel termine prefissato dall’ente quando l’assenza arbitraria ed
ingiustificata si sia protratta per un periodo superiore a quindici giorni. Qualora il
dipendente
riprenda servizio si applica la sanzione di cui al comma 6;
e) continuità, nel biennio, dei comportamenti rilevati attestanti il perdurare di una situazione
di insuffi ciente rendimento o fatti, dolosi o colposi, che dimostrino grave incapacità ad
adempiere
adeguatamente agli obblighi di servizio;
f) recidiva nel biennio, anche nei confronti di persona diversa, di sistematici e reiterati atti e
comportamenti aggressivi ostili e denigratori e di forme di violenza morale o di
persecuzione psicologica nei confronti di un collega al fine di procurargli un danno in
ambito lavorativo o addirittura di escluderlo dal contesto lavorativo;
g) recidiva nel biennio di atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, che
siano lesivi della dignità della persona;
h) condanna passata in giudicato per un delitto che, commesso fuori dal servizio e non
attinente in via diretta al rapporto di lavoro, non ne consenta la prosecuzione per la sua
specifica gravità;
i) violazione dei doveri di comportamento non ricompresi specificatamente nelle lettere
precedenti di gravità tale secondo i criteri di cui al comma 1, da non consentire la
prosecuzione
del rapporto di lavoro;
j) reiterati comportamenti ostativi all’attività ordinaria dell’ente di appartenenza e comunque
tali da comportare gravi ritardi e inadempienze nella erogazione dei servizi agli utenti.
8. La sanzione disciplinare del licenziamento senza preavviso si applica per:
a) terza recidiva nel biennio, negli ambienti di lavoro, di vie di fatto contro dipendenti o
terzi, anche per motivi non attinenti al servizio;
b) accertamento che l’impiego fu conseguito mediante la produzione di documenti falsi e,
comunque, con mezzi fraudolenti, ovvero che la sottoscrizione del contratto individuale di
lavoro
sia avvenuta a seguito di presentazione di documenti falsi;
c) condanna passata in giudicato:
1. per i delitti già indicati nell’ art.1, comma 1, lettere a), b) limitatamente all’art.
316 del codice penale, c), ed e) della legge 18 gennaio 1992 n. 16; per il personale
degli enti locali il
riferimento è ai delitti previsti dagli artt. 58, comma 1, lett. a), b) limitatamente
all’art. 316 del codice penale, lett. c), d) ed e), e 59, comma 1, lett. a), limitatamente
ai delitti già indicati
nell’art. 58, comma 1, lett. a) e all’art. 316 del codice penale, lett. b) e c) del D.Lgs.
n. 267 del 2000.
2. per gravi delitti commessi in servizio;
3. per i delitti previsti dall’art. 3, comma 1 della legge 27 marzo 2001 n. 97;
d) condanna passata in giudicato quando dalla stessa consegua l’interdizione perpetua dai
pubblici uffici;
e) condanna passata in giudicato per un delitto commesso in servizio o fuori servizio che,
pur non attenendo in via diretta al rapporto di lavoro, non ne consenta neanche
provvisoriamente
la prosecuzione per la sua specifica gravità;
f) violazioni intenzionali degli obblighi non ricompresi specifi catamente nelle lettere
precedenti, anche nei confronti di terzi, di gravità tale, in relazione ai criteri di cui al comma
1, da non
consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro;
g) l’ipotesi in cui il dipendente venga arrestato perché colto, in flagranza, a commettere reati
di peculato o concussione o corruzione e l’arresto sia convalidato dal giudice per le indagini
preliminari.
9. Le mancanze non espressamente previste nei commi da 4 a 8 sono comunque sanzionate secondo
i criteri di cui al comma 1, facendosi riferimento, quanto all’individuazione dei fatti
sanzionabili, agli obblighi dei lavoratori di cui all’art. 23 del CCNL del 6.7.1995 [v. Parte I], come
modifi cato dall’art. 23 del CCNL del 22.1.2004, quanto al tipo e alla misura delle sanzioni,
ai principi desumibili dai commi precedenti.
10. Al codice disciplinare di cui al presente articolo, deve essere data la massima pubblicità
mediante affissione in luogo accessibile a tutti i dipendenti. Tale forma di pubblicità è tassativa e
non può essere sostituita con altre.
11. In sede di prima applicazione del presente CCNL, il codice disciplinare deve essere
obbligatoriamente affisso in ogni posto di lavoro in luogo accessibile a tutti i dipendenti, entro 15
giorni dalla data di stipulazione del presente CCNL e si applica dal quindicesimo giorno successivo
a quello della affissione.
12. Per le infrazioni disciplinari, comunque, commesse nel periodo antecedente alla data di efficacia
del codice disciplinare, di cui a comma 11, si applicano le sanzioni previste dall’art.25
(codice disciplinare) del CCNL del 6.7.1995, come modificato dall’art.25 del CCNL del 22.1.2004.
13. Dalla data di sottoscrizione definitiva del presente CCNL sono disapplicate le disposizioni
dell’art.25 del CCNL del 6.7.1995 come sostituito dall’art.25 del CCNL del 22.1.2004.
Parte IV
ALLEGATO al CCNL 22.1.2004
CODICE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI DELLE
PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI (D.M. 28.11.2001 N. 13210)
Art. 1 - Disposizioni di carattere generale
1. I princìpi e i contenuti del presente codice costituiscono specificazioni esemplificative degli
obblighi di diligenza, lealtà e imparzialità, che qualificano il corretto adempimento della
prestazione lavorativa. I dipendenti pubblici - escluso il personale militare, quello della polizia di
Stato ed il Corpo di polizia penitenziaria, nonché i componenti delle magistrature e
dell’Avvocatura dello Stato - si impegnano ad osservarli all’atto dell’assunzione in servizio.
2. I contratti collettivi provvedono, a norma dell’art. 54, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, al coordinamento con le previsioni in materia di responsabilità disciplinare.
Restano ferme le disposizioni riguardanti le altre forme di responsabilità dei pubblici dipendenti.
3. Le disposizioni che seguono trovano applicazione in tutti i casi in cui non siano applicabili norme
di legge o di regolamento o comunque per i profili non diversamente disciplinati
da leggi o regolamenti. Nel rispetto dei princìpi enunciati dall’art. 2, le previsioni degli articoli 3 e
seguenti possono essere integrate e specificate dai codici adottati dalle singole
amministrazioni ai sensi dell’art. 54, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
Art. 2 - Principi
1. Il dipendente conforma la sua condotta al dovere costituzionale di servire esclusivamente la
Nazione con disciplina ed onore e di rispettare i princìpi di buon andamento e imparzialità
dell’amministrazione. Nell’espletamento dei propri compiti, il dipendente assicura il rispetto della
legge e persegue esclusivamente l’interesse pubblico; ispira le proprie decisioni
ed i propri comportamenti alla cura dell’interesse pubblico che gli è affidato.
2. Il dipendente mantiene una posizione di indipendenza, al fine di evitare di prendere decisioni o
svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni, anche solo apparenti, di
conflitto di interessi. Egli non svolge alcuna attività che contrasti con il corretto adempimento dei
compiti d’ufficio e si impegna ad evitare situazioni e comportamenti che possano
nuocere agli interessi o all’immagine della pubblica amministrazione.
3. Nel rispetto dell’orario di lavoro, il dipendente dedica la giusta quantità di tempo e di energie allo
svolgimento delle proprie competenze, si impegna ad adempierle nel modo più
semplice ed efficiente nell’interesse dei cittadini e assume le responsabilità connesse ai propri
compiti.
4. Il dipendente usa e custodisce con cura i beni di cui dispone per ragioni di ufficio e non utilizza a
fini privati le informazioni di cui dispone per ragioni di ufficio.
5. Il comportamento del dipendente deve essere tale da stabilire un rapporto di fiducia e
collaborazione tra i cittadini e l’amministrazione. Nei rapporti con i cittadini, egli dimostra la
massima disponibilità e non ne ostacola l’esercizio dei diritti. Favorisce l’accesso degli stessi alle
informazioni a cui abbiano titolo e, nei limiti in cui ciò non sia vietato, fornisce tutte
le notizie e informazioni necessarie per valutare le decisioni dell’amministrazione e i
comportamenti dei dipendenti.
6. Il dipendente limita gli adempimenti a carico dei cittadini e delle imprese a quelli indispensabili e
applica ogni possibile misura di semplificazione dell’attività amministrativa, agevolando,
comunque, lo svolgimento, da parte dei cittadini, delle attività loro consentite, o comunque non
contrarie alle norme giuridiche in vigore.
7. Nello svolgimento dei propri compiti, il dipendente rispetta la distribuzione delle funzioni tra
Stato ed enti territoriali. Nei limiti delle proprie competenze, favorisce l’esercizio delle
funzioni e dei compiti da parte dell’autorità territorialmente competente e funzionalmente più vicina
ai cittadini interessati.
Art. 3 - Regali e altre utilità
1. Il dipendente non chiede, per sé o per altri, né accetta, neanche in occasione di festività, regali o
altre utilità salvo quelli d’uso di modico valore, da soggetti che abbiano tratto o
comunque possano trarre benefìci da decisioni o attività inerenti all’ufficio.
2. Il dipendente non chiede, per sé o per altri, né accetta, regali o altre utilità da un subordinato o da
suoi parenti entro il quarto grado. Il dipendente non offre regali o altre utilità ad
un sovraordinato o a suoi parenti entro il quarto grado, o conviventi, salvo quelli d’uso di modico
valore.
Art. 4 - Partecipazione ad associazioni e altre organizzazioni
1. Nel rispetto della disciplina vigente del diritto di associazione, il dipendente comunica al
dirigente dell’ufficio la propria adesione ad associazioni ed organizzazioni, anche a carattere
non riservato, i cui interessi siano coinvolti dallo svolgimento dell’attività dell’ufficio, salvo che si
tratti di partiti politici o sindacati.
2. Il dipendente non costringe altri dipendenti ad aderire ad associazioni ed organizzazioni, né li
induce a farlo promettendo vantaggi di carriera.
Art. 5 - Trasparenza negli interessi finanziari
1. Il dipendente informa per iscritto il dirigente dell’ufficio di tutti i rapporti di collaborazione in
qualunque modo retribuiti che egli abbia avuto nell’ultimo quinquennio, precisando:
a) se egli, o suoi parenti entro il quarto grado o conviventi, abbiano ancora rapporti finanziari con il
soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di collaborazione;
b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attività o
decisioni inerenti all’ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate.
2. Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica all’amministrazione le partecipazioni
azionarie e gli altri interessi fi nanziari che possano porlo in confl itto di interessi con la
funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti entro il quarto grado o affini entro il secondo,
o conviventi che esercitano attività politiche, professionali o economiche che li
pongano in contatti frequenti con l’uffi cio che egli dovrà dirigere o che siano coinvolte nelle
decisioni o nelle attività inerenti all’uffi cio. Su motivata richiesta del dirigente competente
in materia di affari generali e personale, egli fornisce ulteriori informazioni sulla propria situazione
patrimoniale e tributaria.
Art. 6 - Obbligo di astensione
1. Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possano
coinvolgere interessi propri ovvero: di suoi parenti entro il quarto grado o conviventi; di
individui od organizzazioni con cui egli stesso o il coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia
o rapporti di credito o debito; di individui od organizzazioni di cui egli sia tutore,
curatore, procuratore o agente; di enti, associazioni anche non riconosciute, comitati, società o
stabilimenti di cui egli sia amministratore o gerente o dirigente. Il dipendente si
astiene in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza. Sull’astensione decide il
dirigente dell’ufficio.
Art. 7 - Attività collaterali
1. Il dipendente non accetta da soggetti diversi dall’amministrazione retribuzioni o altre utilità per
prestazioni alle quali è tenuto per lo svolgimento dei propri compiti d’ufficio.
2. Il dipendente non accetta incarichi di collaborazione con individui od organizzazioni che
abbiano, o abbiano avuto nel biennio precedente, un interesse economico in decisioni o
attività inerenti all’ufficio.
3. Il dipendente non sollecita ai propri superiori il conferimento di incarichi remunerati.
Art. 8 - Imparzialità
1. Il dipendente, nell’adempimento della prestazione lavorativa, assicura la parità di trattamento tra i
cittadini che vengono in contatto con l’amministrazione da cui dipende. A tal fine,
egli non rifiuta né accorda ad alcuno prestazioni che siano normalmente accordate o rifiutate ad
altri.
2. Il dipendente si attiene a corrette modalità di svolgimento dell’attività amministrativa di sua
competenza, respingendo in particolare ogni illegittima pressione, ancorché esercitata
dai suoi superiori.
Art. 9 - Comportamento nella vita sociale
1. Il dipendente non sfrutta la posizione che ricopre nell’amministrazione per ottenere utilità che
non gli spettino. Nei rapporti privati, in particolare con pubblici ufficiali nell’esercizio
delle loro funzioni, non menziona né fa altrimenti intendere, di propria iniziativa, tale posizione,
qualora ciò possa nuocere all’immagine dell’amministrazione.
Art. 10 - Comportamento in servizio
1. Il dipendente, salvo giustificato motivo, non ritarda né affida ad altri dipendenti il compimento di
attività o l’adozione di decisioni di propria spettanza.
2. Nel rispetto delle previsioni contrattuali, il dipendente limita le assenze dal luogo di lavoro a
quelle strettamente necessarie.
3. Il dipendente non utilizza a fini privati materiale o attrezzature di cui dispone per ragioni di
ufficio. Salvo casi d’urgenza, egli non utilizza le linee telefoniche dell’ufficio per esigenze
personali. Il dipendente che dispone di mezzi di trasporto dell’amministrazione se ne serve per lo
svolgimento dei suoi compiti d’ufficio e non vi trasporta abitualmente persone
estranee all’amministrazione.
4. Il dipendente non accetta per uso personale, né detiene o gode a titolo personale, utilità spettanti
all’acquirente, in relazione all’acquisto di beni o servizi per ragioni di ufficio.
Art. 11 - Rapporti con il pubblico
1. Il dipendente in diretto rapporto con il pubblico presta adeguata attenzione alle domande di
ciascuno e fornisce le spiegazioni che gli siano richieste in ordine al comportamento
proprio e di altri dipendenti dell’ufficio. Nella trattazione delle pratiche egli rispetta l’ordine
cronologico e non rifiuta prestazioni a cui sia tenuto motivando genericamente con la
quantità di lavoro da svolgere o la mancanza di tempo a disposizione. Egli rispetta gli appuntamenti
con i cittadini e risponde sollecitamente ai loro reclami.
2. Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali e
dei cittadini, il dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche che vadano a detrimento
dell’immagine dell’amministrazione. Il dipendente tiene informato il dirigente dell’ufficio dei
propri rapporti con gli organi di stampa.
3. Il dipendente non prende impegni né fa promesse in ordine a decisioni o azioni proprie o altrui
inerenti all’ufficio, se ciò possa generare o confermare sfiducia nell’amministrazione
o nella sua indipendenza ed imparzialità.
4. Nella redazione dei testi scritti e in tutte le altre comunicazioni il dipendente adotta un linguaggio
chiaro e comprensibile.
5. Il dipendente che svolge la sua attività lavorativa in una amministrazione che fornisce servizi al
pubblico si preoccupa del rispetto degli standard di qualità e di quantità fissati dall’amministrazione
nelle apposite carte dei servizi. Egli si preoccupa di assicurare la continuità del servizio, di
consentire agli utenti la scelta tra i diversi erogatori e di fornire loro
informazioni sulle modalità di prestazione del servizio e sui livelli di qualità.
Art. 12 - Contratti
1. Nella stipulazione di contratti per conto dell’amministrazione, il dipendente non ricorre a
mediazione o ad altra opera di terzi, né corrisponde o promette ad alcuno utilità a titolo di
intermediazione, né per facilitare o aver facilitato la conclusione o l’esecuzione del contratto.
2. Il dipendente non conclude, per conto dell’amministrazione, contratti di appalto, fornitura,
servizio, finanziamento o assicurazione con imprese con le quali abbia stipulato contratti
a titolo privato nel biennio precedente. Nel caso in cui l’amministrazione concluda contratti di
appalto, fornitura, servizio, finanziamento o assicurazione, con imprese con le quali
egli abbia concluso contratti a titolo privato nel biennio precedente, si astiene dal partecipare
all’adozione delle decisioni ed alle attività relative all’esecuzione del contratto.
3. Il dipendente che stipula contratti a titolo privato con imprese con cui abbia concluso, nel biennio
precedente, contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento ed assicurazione,
per conto dell’amministrazione, ne informa per iscritto il dirigente dell’ufficio.
4. Se nelle situazioni di cui ai commi 2 e 3 si trova il dirigente, questi informa per iscritto il
dirigente competente in materia di affari generali e personale.
Art. 13 – Obblighi connessi alla valutazione dei risultati
1. Il dirigente ed il dipendente forniscono all’ufficio interno di controllo tutte le informazioni
necessarie ad una piena valutazione dei risultati conseguiti dall’ufficio presso il quale prestano
servizio. L’informazione è resa con particolare riguardo alle seguenti finalità: modalità di
svolgimento dell’attività dell’ufficio; qualità dei servizi prestati; parità di trattamento
tra le diverse categorie di cittadini e utenti; agevole accesso agli uffici, specie per gli utenti disabili;
semplificazione e celerità delle procedure; osservanza dei termini prescritti per
la conclusione delle procedure; sollecita risposta a reclami, istanze e segnalazioni.
Parte V
Art. 1 commi 56, 58, 58bis, 60, 61, 62, 63, 64 e 65 della L. n. 662/1996
1/56. Le disposizioni di cui all’articolo 58, comma 1 (1), del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.
29, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché le disposizioni di legge e di regolamento che
vietano l’iscrizione in albi professionali non si applicano ai dipendenti delle pubbliche
amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo parziale, con prestazione lavorativa non superiore
al 50 per cento di quella a tempo pieno
(1) Ad oggi il rinvio deve essere inteso all’art. 53, comma 1 del D.Lgs. 165/2001 che così
dispone:
“1. Resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle incompatibilità dettata dagli
articoli 60 e seguenti del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10
gennaio 1957, n. 3, salva la deroga prevista dall’articolo 23-bis del presente decreto, nonché,
per i rapporti di lavoro a tempo parziale, dall’ articolo
6, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 marzo 1989, n. 117 e dall’
articolo 1, commi 57 e seguenti della legge 23 dicembre 1996, n. 662. Restano
ferme altresì le disposizioni di cui agli articoli 267, comma 1, 273, 274, 508 nonché 676 del
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, all’articolo 9, commi 1 e 2, della legge 23
dicembre 1992, n. 498, all’articolo 4, comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, ed ogni
altra successiva modificazione ed integrazione della relativa disciplina.”
1/58. La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale avviene
automaticamente entro sessanta giorni dalla domanda, nella quale è indicata l’eventuale attività
di lavoro subordinato o autonomo che il dipendente intende svolgere. L’amministrazione, entro il
predetto termine, nega la trasformazione del rapporto nel caso in cui l’attività lavorativa di lavoro
autonomo o subordinato comporti un conflitto di interessi con la specifica attività di servizio svolta
dal dipendente ovvero, nel caso in cui la trasformazione comporti, in relazione alle mansioni e alla
posizione organizzativa ricoperta dal dipendente, grave pregiudizio alla funzionalità
dell’amministrazione stessa, può con provvedimento motivato differire la trasformazione del
rapporto di lavoro a tempo parziale per un periodo non superiore a sei mesi. La trasformazione non
può essere comunque concessa qualora l’attività lavorativa di lavoro subordinato debba intercorrere
con un’amministrazione pubblica. Il dipendente è tenuto, inoltre, a comunicare, entro quindici
giorni, all’amministrazione nella quale presta servizio, l’eventuale successivo inizio o la variazione
dell’attività lavorativa. Fatte salve le esclusioni di cui al comma 57, per il restante personale che
esercita competenze istituzionali in materia di giustizia, di difesa e di sicurezza dello Stato, di
ordine e di sicurezza pubblica, con esclusione del personale di polizia municipale
e provinciale, le modalità di costituzione dei rapporti di lavoro a tempo parziale ed i contingenti
massimi del personale che può accedervi sono stabiliti con decreto del Ministro
competente, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica e con il Ministro del tesoro.
1/58-bis.(….). I dipendenti degli enti locali possono svolgere prestazioni per conto di altri enti
previa autorizzazione rilasciata dall’amministrazione di appartenenza.
1/60. Al di fuori dei casi previsti al comma 56, al personale è fatto divieto di svolgere qualsiasi altra
attività di lavoro subordinato o autonomo tranne che la legge o altra fonte
normativa ne prevedano l’autorizzazione rilasciata dall’amministrazione di appartenenza e
l’autorizzazione sia stata concessa. La richiesta di autorizzazione inoltrata
dal dipendente si intende accolta ove entro trenta giorni dalla presentazione non venga adottato un
motivato provvedimento di diniego
1/61 (2). La violazione del divieto di cui al comma 60, la mancata comunicazione di cui al comma
58, nonché le comunicazioni risultate non veritiere anche a seguito di accertamenti ispettivi
dell’amministrazione costituiscono giusta causa di recesso per i rapporti di lavoro disciplinati dai
contratti collettivi nazionali di lavoro e costituiscono causa di decadenza dall’impiego per il restante
personale, sempreché le prestazioni per le attività di lavoro subordinato o autonomo svolte al di
fuori del rapporto di impiego con l’amministrazione di appartenenza non siano rese a titolo gratuito,
presso associazioni di volontariato o cooperative a carattere socio-assistenziale senza scopo di
lucro. Le procedure per l’accertamento delle cause di recesso o di decadenza devono svolgersi in
contraddittorio fra le parti.
(2) Si ricorda che il lavoratore che esercita attività extraistituzionale non autorizzata viene altresì
assoggettato alla previsione sanzionatoria amministrativa di cui all’art. 53, comma 7 del D.Lgs.
165/2001 che così dispone:
“7. I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati
conferiti o previamente autorizzati dall’amministrazione di appartenenza. Con riferimento ai
professori universitari a tempo pieno, gli statuti o i regolamenti degli atenei disciplinano i
criteri e le procedure per il rilascio dell’autorizzazione nei casi previsti dal presente decreto.
In caso di inosservanza del divieto, salve le più gravi sanzioni e ferma restando la
responsabilità disciplinare, il compenso dovuto per le prestazioni eventualmente
svolte deve essere versato, a cura dell’erogante o, in difetto, del percettore, nel conto
dell’entrata del bilancio dell’amministrazione di appartenenza del dipendente
per essere destinato ad incremento del fondo di produttività o di fondi equivalenti.”
1/62. Per effettuare verifiche a campione sui dipendenti delle pubbliche amministrazioni, finalizzate
all’accertamento dell’osservanza delle disposizioni di cui ai commi da 56 a 65, le
amministrazioni si avvalgono dei rispettivi servizi ispettivi, che, comunque, devono essere costituiti
entro il termine perentorio di trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Analoghe verifiche sono svolte dal Dipartimento della funzione pubblica che può avvalersi, d’intesa
con le amministrazioni interessate, dei predetti servizi ispettivi, nonché, d’intesa con il Ministero
delle finanze ed anche ai fini dell’accertamento delle violazioni tributarie, della Guardia di finanza
1/63. Le disposizioni di cui ai commi 61 e 62 entrano in vigore il 1 marzo 1997. Entro tale termine
devono cessare tutte le attività incompatibili con il divieto di cui al comma 60 e a tal
fine gli atti di rinuncia all’incarico, comunque denominati, producono effetto dalla data della
relativa comunicazione
1/64. Per quanto disposto dai precedenti commi, viene data precedenza ai familiari che assistono
persone portatrici di handicap non inferiore al 70 per cento, malati di mente, anziani non
autosufficienti, nonché ai genitori con figli minori in relazione al loro numero.
1/65. I commi da 56 a 65 non trovano applicazione negli enti locali che non versino in situazioni
strutturalmente deficitarie e la cui pianta organica preveda un numero di dipendenti
inferiore alle cinque unità.